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Cartellone 2003




THE POWERBOOK
Teatro Argentina, 3, 4, 5 ottobre 2003 Ideazione Jeanette Winterson, Deborah Warner e Fiona Shaw
Regia Deborah Warner
Testo Jeanette Winterson (da PowerBook)
Scene e visuals Tom Pye
Luci Jean Kalman
Musica Mel Mercier
Suoni Christopher Shutt
Costumi Nicky Gillibrand
Interpreti Fiona Shaw, Saffron Burrows, Pauline Lynch

Durata 90 minuti
Coproduzione Royal National Theatre di Londra, Théâtre National de Chaillot

Ali è un’e-writer. Scrivile per una storia, qualsiasi storia, e per una notte sarai libero di essere chiunque tu voglia. Quando una misteriosa e-mail la contatta per un racconto d’amore, Ali comincia a creare un intreccio nel quale scrittore e lettore entrano in collisione in un’avventura reale ed immaginaria al tempo stesso.
The PowerBook è sull’amore, una passione che può diventare quanto mai pericolosa e sensuale, là dove si confonde attraverso la seduzione del mascheramento.
Il romanzo su internet è un ballo in maschera, ma forse anche la vita nella rete lo è: lo sconosciuto è un uomo o una donna? E tu cosa sei quando decidi di non essere più quello che sei?
Il tempo è relativo come i generi, in questa dimensione del cyberspazio: passato e futuro, realtà ed immaginazione, sono intrecciati liberamente con il presente in un’intensa, erotica interpretazione su cosa voglia dire amare.
The PowerBook naviga fra Londra, Parigi, Capri e reti cablate, reti attorcigliate da storie mutanti e sfuggenti, d’amore sempre. Ci sono nuove versioni di Dante, Boccaccio, meditazioni su Lancillotto e Ginevra, e nel cuore una martellante, contemporanea passione senza tregua. Perché, scrive Jeanette Winterson, «niente potrebbe essere più familiare dell’amore, niente ci sfugge così completamente».
Nella regia di Deborah Warner il testo esplode in un palcoscenico irreale, algido, quasi cablato, mentre Fiona Shaw dà voce, con quel suo straordinario e quotidiano accento, ai mille racconti che si intrecciano fra realtà e finzione filtrandoli, sempre, attraverso il suo Powerbook: «È teatro al tempo di internet», scrive Rossella Battisti, «dalla grafica nitida come uno schermo di algoritmi tradotti, e allo stesso tempo è un diluvio di input, la vertigine delle combinazioni infinite».

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