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Cartellone 2003




POND WAY; PICTURES; FLUID CANVAS
Teatro Argentina, 24, 25, 26 ottobre 2003 Tournée celebrativa del 50° anniversario della Compagnia Merce Cunningham

POND WAY (1998)
Coreografia Merce Cunningham
Scene Roy Lichtenstein (Landscape with Boat, 1996)
Musica Brian Eno (New Ikebukuro)
Luci David Covey
Costumi Suzanne Gallo
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Squire, Jeannie Steele, Derry Swan, Robert Swinston, Cheryl Therrien

Pond Way è stato commissionato dall’Opéra National de Paris/Palais Garnier e dalla Cunningham Dance Foundation, Inc.

PICTURES (1984)
Coreografia Merce Cunningham
Scene e costumi Mark Lancaster
Musica David Behrman (Interspecies Smalltalk)
Musicisti Takehisa Kosugi, Andy Russ
Luci Josh Johnson (2002)
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Ashley Chen, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Roberts, Daniel Squire, Derry Swan, Robert Swinston, Cheryl Therrien

Ripreso da Robert Swinston nel 2002

FLUID CANVAS (2002)
Coreografia Merce Cunningham
Musica John King (Longtermparking)
Scene Marc Downie, Shelley Eshkar and Paul Kaiser, Lifelike
Luci James F. Ingalls
Costumi James Hall
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Ashley Chen, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Roberts, Daniel Squire, Jeannie Steele, Derry Swan, Robert Swinston

Fluid Canvas è stato commissionato dal Barbican Centre di Londra e dal Cal Performance di Berkeley. La sua creazione è stata possibile grazie all’aiuto di The American Center Foundation, AT&T Foundation, Robert W. Wilson e Phyllis Wattis. Questo progetto è supportato, in parte, dai fondi pubblici del Dipartimento Affari Culturali di New York City.
Festival Temps d'Images è sostenuto da Culture 2000
Prima nazionale

Come uccelli acquatici, i danzatori di Pond Way si relazionano con una dimensione terrestre che sembrano non riconoscere: piena di opportunità, eppure insidiosa e quasi opprimente. Aspirano a superarla con tutto il corpo nella volontà di tornare a volare. La musica di Brian Eno (New Ikebukuro, eseguita da tre musicisti) accompagna e sostiene questa ineffabile inquietudine con echi di gabbiani, trilli di campanelle e gong smorzati che abitano e raccontano di un iperuranio acquatico. Ad accrescere il fascino di questo impalpabile mondo contribuiscono i disegni che Lichtenstein ha appositamente creato per lo spettacolo impiegando i suoi usuali modelli a punti ed una spugna, per imprimere tratti dagli effetti simili al monotipo (una tecnica ibrida ai confini tra disegno, pittura e incisione): il lavoro iniziale è stato diviso in collage e l’artista ha tagliato i fogli in porzioni di dimensioni graduali, riassemblandoli poi in una composizione che evoca un paesaggio terracqueo. La coreografia di Cunningham ha il sapore di un equilibrato rituale di iniziazione, ponte necessario per accedere ad una dimensione ignota, appena intuita, dove lo spazio ed i luoghi sono incessantemente creati e rimodellati dal disegno di corpi in armonico movimento.
Ogni azione di Pictures, seconda coreografia in programma (e che conta ormai più di venti anni di vita) colpisce come un fotogramma di grande storia, un’immagine di bellezza impressa nella memoria in un istante fuori del tempo e in uno spazio assoluto che appare come matrice di tutte le dimensioni. Cunningham crea con ogni gesto un nuovo equilibrio fra attimi perduti e pose che appaiono come attese di una nuova realtà, un equilibrio spirituale, fra movimento ed immobilità, fra presente e passato.

Fluid Canvas, tra le creazioni più recenti del coreografo, racconta dei tempi dell’esistenza, quella organica, materica – nel senso di fisica della materia: il moto è sinonimo di vita, mentre il caos governa l’Universo. Cunnigham incontra Einstain ed i sedici danzatori, come atomi arricchiti di sentimento e coscienza, sembrano alla ricerca del loro posto nel mondo. La plastica dei movimenti non è corale, oppure lo è maggiormente, perché l’azione di ciascun danzatore è la reazione e la risposta a quella di un altro, ma sempre, ciascuno, alla ricerca di qualcosa di diverso.
Sullo sfondo le proiezioni di mani virtuali ricordano che la fisicità resta per l’uomo una impareggiabile risorsa per esplorare e sentire, mentre i movimenti in scena ribadiscono che la conoscenza comincia proprio dal corpo, rinnovandosi grazie al ciclo perpetuo della loro unione. Una musica che sembra provenire da molto lontano scuote i corpi in scena, li incanta e li disorienta, tuttavia ogni gesto cerca e ritrova il suo posto in un cosmo di cui è parte, indecifrabile “tela fluida” a cui senza sosta, l’uomo desidera attribuire senso, ordine, ragione: ma è il caos che domina, e la vita è movimento.

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