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Cartellone 1998




PEONY PAVILLION
Teatro Olimpico, 27, 28, 29 settembre 1998
Evento
Multimedia
Rassegna stampa

Peony Pavillion
A proposito di Du Liniang
Colloquio con Hua Wenyi
Intervista a Peter Sellars
L'upupa e l'anamorfosi
Testo Tang Xianzu (1598 dinastia ming)
Elaborazione in lingua inglese Cyril Birch
Musica tradizionale Kun con interludi composti da Tan Dun (Parte I); musica di Tan Dun (1998, Parte II)
Regia Peter Sellars
Scene George Tsypin
Design costumi Dunya Ramicova
Design luci James F. Ingalls
Design suono Janet Kalas
Interpreti Hua Wenyi (interpretazione kun di Du Liniang, Parte I), Jason Ma (attore, Liu Mengmei nella Parte I), Lauren Tom (attrice, Du Liniang nella Parte I), Joel De La Fuente (attore, Liu Mengmei nella Parte I) Takayo Fischer (attrice, Madam Du/Spirito dei Fiori nella Parte I), Shi Jiehua (interpretazione kun di Profumo di Primavera/Sorella Pietra nella Parte I), Nancy Allen Lundy (soprano, Du Liniang nella Parte II), Lin Qiang Xu (tenore, Liu Mengmei nella Parte II)
Casting Parte I Bernard Telsey Casting: Bernie Telsey, Will Cantler, David Vaccari
Direzione musicale Steven Osgood
Musicisti Min Xiao Fen Dizi (pipa; nella Parte I flauto di bamboo, e erhu), Wang Zhensheng (tamburo cinese, cimbali cinesi piccolo gong, grande tamburo basso, gong d'acqua), David Cossin (batteria, tamburo udu, guiro cimbali cinesi spazzola, arco, piccoli campanelli al dito cinesi, campane da mucca) Bruce Gremo (sintetizzatore, corno elettronico, dizi, zun), Joseph Celli (corno elettronico, piri e taeponso), Yuanlin Chen (sampler)
Soli e vocalizzazioni preregistrate Tan Dun
Coro preregistrato Mark Malachesky, Samuel Mungo Michael Reder, Gregory Sheppard, Chris Pedro Trakas

Produzione Diane J. Malecki
Direttore di palcoscenico Elizabeth Burgess
Direttore tecnico Scott Macgregor
Manager della compagnia Julia Carnahan
Ingegnere audio Janet Kalas
Operatore video, produttore associato Kevin Higa
Assistente costumi/supervisore guardaroba Loren Bevans
Assistente manager del palcoscenico Victoria Stewart
Traduttore Susan Pertel Jain
Assistente luci Michael Brown
Direttore prove coro Mary Chun

Co-produzione Wiener Festwochen (Produttore Esecutivo)-Vienna Mc 93 Bobigny-Parigi, Barbican Centre-Londra, Cal Performance of The University of California at Berkeley.
Sopratitoli in italiano Eikon-Firenze

Peony Pavilion, completata da Xianzu nel 1598, è una delle opere più note degli ultimi 50 anni della dinastia Ming, l'epoca d'oro dello “stile del sud” del dramma classico cinese. Nata per un pubblico d'élite, questo genere di opera lirica si rappresentava soprattutto in tenute private in occasione delle grandi feste. La storia è quella intramontabile, e declinata variamente nelle diverse tradizioni, dell'amore negato alla nobile Du Liniang, che, inseguendo la sua passione, si trova ad affrontare un fantasmagorico tribunale degli inferi la cui sentenza la riporta alla vita, prima sotto le spoglie di un fantasma e poi, trionfando il cuore, in carne ed ossa.
Peter Sellars rielabora il cuore del dramma, conservando la lingua cinese per la prima parte, e impiegando l'inglese per l'altra. La prima parte segue dunque la tradizione classica del teatro Kun, caratterizzata da movimenti elaborati accompagnati dalla declamazione dei versi - la scena è dominata da Hua Wenyi, ex direttrice della Shangai Kunqu Company e vincitrice del Plum Blossom Award. Le arie sono accompagnate da strumenti tradizionali quali il flauto di bambù, la pipa e le percussioni. La seconda parte dello spettacolo, che racconta il viaggio all’inferno di Du Liniang e la sua resurrezione, apre la dimensione classica della struttura dell’opera ad una rilettura-contestualizzazione contemporanea, attraverso la musica del poliedrico compositore e direttore d'orchestra cinese Tan Dun, capace di fondere tecniche vocali dell’opera cinese con quelle dell’opera occidentale, strumenti digitali con quelli a fiato, i cantanti cinesi con attori americani.
Ne nasce uno di quegli spettacoli attraverso i quali Sellars sembra recuperare all’epoca moderna le antiche tradizioni, sciogliendole in un linguaggio che pur conservando l’essenza dell’origine è tutto intriso di modernità ed attualità. Del resto, come sostiene il regista, «in tutte le culture, tranne che in quella occidentale, la tradizione è sempre vista come qualcosa di vivo da interrogare e far continuare».

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