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Cartellone 1997




FESTIVAL NORDICO DELLA DANZA
Teatro Vascello,
dal 25 ottobre all’11 novembre 1997

Evento
Rassegna stampa

Programma
Il Festival Nordico WHITE WALL BLACK HOLE
coreografia Ina Christel Johannessen / Norvegia

NO-NO
coreografia Kenneth Kvarnström / Finlandia

ARRIVAL OF THE QUEEN OF SHEBA; REDUNDANCE; HEAVEN
coreografia Örjan Andersson / Svezia

SOLOSCHÖN # 1
coreografia Thomas Hejlesen / Danimarca

DRY, THE ULTIMATIVE RAINDANCE
coreografia Andres Christiansen / Danimarca)

Una sorta di festival nel festival, che affida il palcoscenico del Teatro Vascello a quattro spettacoli provenienti dai paesi scandinavi e conduce una puntuale ricognizione sui fermenti più interessanti della danza nordica contemporanea. Ad aprire la manifestazione è la Norvegia con Nye Carte Blanche, compagnia di dodici ballerini guidata dalla coreografa residente Ina Christel Johannessen e unico complesso di danza moderna la cui attività è sovvenzionata dallo stato norvegese: il lavoro in questione, White wall Black hole, si ispira a un testo di Gilles Deleuze, Mille Plateaux, e si prefigge audacemente la rappresentazione delle espressioni e delle fattezze del viso attraverso il linguaggio corporeo della danza. La Helsinki City Theatre Dance Company porta invece sulla scena no-no, coreografia astratta, firmata da Kenneth Kvarnström, ed incentrata sull’incontro tra cultura occidentale e orientale grazie alla matrice araba di gran parte delle musiche, ad eccezione del contributo del mago dell’elettronica, Aphex Twin. Quest’ultimo torna anche nei tre lavori in cartellone di Örjan Andersson, rappresentante della Svezia: i suoi Arrival of the Queen of Sheba, Redundance ed Heaven tracciano perfettamente l’evoluzione artistica di uno dei maggiori esponenti della danza svedese attuale, sempre in bilico tra la semplicità, come dote, del tessuto coreografico ed il sublime barocco di movimenti studiati nella loro essenza. A concludere la rassegna è la Danimarca, con un assolo di Thomas Hejlesen, Soloschön # 1, realizzato a stretto contatto con il clavicembalista Jens E. Christensen su partiture di Bach, ed un duo di Anders Christiansen, Dry, the ultimative raindance, che sviluppa in movimento la tragicomica tensione di sapore beckettiano nata fra un padrone ed il suo servo, animati dal comune obiettivo di uscire dallo squallore che li circonda.

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