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Cartellone 1994



CONC. SU MUSICA DI SCHLEIERMACHER, BECHERT, MADERNA, MESSIAEN, GOLDMANN, EVANGELISTI, XENAKIS

Teatro Vascello, 5 luglio 1994
Evento

Romaeuropa e la musica contemporanea
Festgefressen
Amadinda
Viola
Proiezioni sonore
Quintetto
Trio per pianoforte ed archi
AkeaMusica Steffen Schleiermacher (Festgefressen), Ernst Bechert (Amadinda), Bruno Maderna (Viola), Olivier Messiaen (Quintetto per pianoforte ed archi), Friedrich Goldmann (Trio per pianoforte ed archi), Franco Evangelisti (Proiezioni sonore), Iannis Xenakis (Akea)
Ensemble Neues Leipziger Streichquartett
Interpreti Andreas Seidel, Tilman Büning (violino), Ivo Bauer (viola), Matthias Moosdorf (violoncello)
Solista Steffen Schleiermacher (pianoforte)

Il concerto presentato dal Neues Leipziger Streichquartett, ensemble fondato nel 1986 da diplomati della Scuola Superiore di Musica di Lipsia “Felix Mendelssohn Bartholdy” e da Steffen Schleiermacher - che vi compare nella doppia veste di compositore e pianista -, propone opere nate in un arco temporale piuttosto breve - 30 anni -, e tutte caratterizzate da una pronunciata libertà creativa rispetto a canoni e tradizioni.
Festgefressen (Stretti e divorati, 1994) di Schleiermacher racconta musicalmente il vano tentativo di sfuggire ad una situazione irrisolvibile: dominano la partitura rigidi accordi ripetuti, su cui brevi frasi ritmiche tentano, inutilmente, un’evoluzione. Ernst Bechert trae ispirazione da una tradizionale tecnica compositiva dell’Uganda, e da un particolare tipo di xilofono, l’Amadinda, da cui l’opera prende il suo nome, Amadinda (1994). Entrambi questi autori sono stati compositori residenti a Villa Massimo.
Un inno alla libertà dell’interprete sono sia Viola (1971) di Bruno Maderna che Proiezioni sonore di Franco Evangelisti: e mentre nel primo, il compositore introducendo nello spartito cellule e segmenti musicali che l’esecutore può scegliere o meno di inserire, lascia che ogni concerto sia diverso dall’altro, nel secondo, le strutture singole del continuo, divise da spazi di cui l’interprete può decidere l’ampiezza, affidano all’esecutore la determinazione del ritmo musicale dell’opera. Infine il programma presenta un gioco fra strumenti, con il Quintetto (1991) di Olivier Messiaen, Trio per pianoforte ed archi (1978) di Friedrich Goldmann ed un anomalo Akea (1986) di Iannis Xenakis che, riprendendo una struttura tradizionale, si chiude con un andamento polifonico di archi.


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