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Cartellone 1989




LE MUSICHE DELLA RIVOLUZIONE
Villa Medici, 18, 19 luglio 1989
Evento
Rassegna stampa

Sinfonia detta “Di Parigi”
Musica e Rivoluzione Francese SINFONIA DETTA “DI PARIGI”, IN RE MAGGIORE
di Brigitte Massin

Sappiamo già che alla fine di aprile Le Gros ha fatto sparire la Sinfonia concertante. Per qualche tempo (una quindicina di giorni) Mozart rimane in rotta con Le Gros; in seguito, sotto gli auspici di Raaf, i due si riconciliano e Le Gros gli commissiona una nuova Sinfonia; siamo intorno al 15 maggio.
Se si prende in considerazione la lettera del 9 luglio, Le Gros cerca di farsi perdonare con grande imbarazzo. In realtà, agli occhi di Le Gros, Mozart non è un uomo maturo ma un giovane dal grande futuro; bisogna averne cura, ma non accettare tutti i suoi capricci; e noi possiamo ben immaginare come Le Gros con tutte le cortesie, le circonlocuzioni e le amabilità della sua dannata “cortesia francese” sia riuscito a lasciare intendere al giovane «babbeo-tedesco»: «La vostra Sinfonia concertante sarebbe stata un fallimento completo se avessi commesso la stupidaggine di farla eseguire: troppo lunga, troppo personale, troppo strana; per non contrariarvi ve la compro lo stesso e vi do una nuova possibilità; scrivete per me una nuova Sinfonia, ma questa volta seguendo il gusto del mio pubblico, ed io mi impegno a farla suonare».
Che cosa avrebbe potuto fare Mozart se non accettare?

Possiamo oggi renderci conto della stupidaggine di Le Gros, che rifletteva quella del buon pubblico di Parigi; e ci diciamo decisamente che al posto di Le Gros, trovandoci di fronte ad un capolavoro come la Sinfonia concertante saremmo stati infiammati dall'eccezionale genio di Mozart ed avremmo deciso di imporlo a tutti e contro tutti.
Mozart avrà certo pensato a ciò, a quel tempo, ma se vuole sfondare a Parigi per meritare Aloysia deve accettare le indicazioni di Le Gros.
Il pubblico parigino impazzisce già “dopo la prima battuta di archetto”. Mozart se ne burla, ma li accontenta: il pubblico parigino ama le alternanze di forte e piano, i crescendo alla maniera di Mannheim, gli inizi solenni di ouverture alla francese, i “passaggi” brillanti ed inattesi: Mozart gli offre tutto questo e calcola in anticipo quando lo applaudiranno: calcolo che si rivela giusto al momento dell'esecuzione. Ma allo stesso tempo riesce ad inserire una poesia più personale in un lungo andante e conserva una espressione tipica nell'ultimo pezzo. Pensa di essere riuscito a realizzare un compromesso accettabile fra il gusto del pubblico e la sua estetica. Questo è il giudizio che dà della sua opera il 12 giugno, giorno in cui la portava a compimento: «Ne sono completamente soddisfatto. Ma ignoro se piacerà o meno. In realtà me ne preoccupo poco. Perché a chi potrà non piacere?». È cosciente della contraddizione insita in queste due frasi? È così ansioso del risultato che ha promesso di recitare un rosario se tutto andrà bene. E tutto va bene: si concede un gelato per mandare giù il rosario ed invia dei bollettini di trionfo a suo padre. Ma il successo fu veramente così trionfale?

Solo un giornale menzionò con elogi la Sinfonia e, invece di farne subito una seconda esecuzione, Le Gros domanda a Mozart di rifare l'andante, pur dicendo molto educatamente che questa Sinfonia è la migliore che abbia mai avuta.
È scioccante ricordare con quale naturale modestia il bambino Mozart andava di successo in successo senza porgervi attenzione e vedere come ora invece si attacchi a tutti gli applausi per tramutare, agli occhi di suo padre, un'onorevole accoglienza di stima in una vittoria eclatante. Questo cambiamento, accompagnato da un crescente disprezzo per il pubblico, non è il mutamento di un carattere invaso dalla vanità: in realtà è solo un'accusa contro la società che gli è intorno, mette in luce il divorzio che si crea fra questa e l'estetica di Mozart.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1989)

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