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Cartellone 1988




LE MARTYRE DE SAINT SEBASTIEN

Villa Medici, 29, 30 luglio 1988
Evento
Rassegna stampa
Musica Claude Debussy
Testo Gabriele d’Annunzio
Realizzazione Jean-Paul Chambas
Collaborazione alla regia Jean-Pierre Vincent
Assistente Sylvie Cassini
Scenografia e costumi Jean-Paul Chambas
Realizzazione costumi Mine Verges
Costruzione scene e sculture Giuseppe Balducci
Assistente Bernard Michel
Drammaturgia Catherine Nadaud
Ideazione Luci Alain Poisson (assistente Jean-Yves Morvan)
Maestro collaboratore di sala Steven Roach
Maestro collaboratore di palcoscenico Alberto Maria Giuri

Ensemble Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della RAI
Direzione musicale Gregorz Nowak
Solisti Elizabeth Vidal (soprano), Francine Laurent (soprano), Madeleine Jalbert (contralto), Elizabeth Glauser (contralto)

Interpreti François Chattot (l’Imperatore), Bruno Wolkowitch (San Sebastiano), Catherine Valabregue (fanciulla malata di febbre)

Produzione Festival Romaeuropa, Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, Caisse des Dépots et Consignations

Opera difficile e dalla storia tortuosa e affascinante, Le Martyre de Saint Sebastien ha rappresentato nel corso del novecento una sfida per diverse generazioni di registi (per ultimo lo stesso Robert Wilson), a causa della sua ambigua natura spettacolare, ma soprattutto per quella incompatibilità manifesta fra i contributi di d’Annunzio, che ne scrisse il testo fluviale per cinque ore di rappresentazione, e l’ora e mezza di musica di Debussy, artista decisamente distante dall’universo poetico del Vate.
A chiusura di questa edizione del festival, Romaeuropa ha presentato in prima mondiale un allestimento curato da Jean-Paul Chambas che lavorando su una revisione del testo approntata da Catherine Nadaud, ha escluso la componente coreografica ed ha restituito a San Sebastiano le fattezze di un interprete maschile (la prima parigina del 1911 era stata affidata, con grande scandalo, ad Ida Rubinstein che ne aveva suggerito la scrittura a d’Annunzio): pittore e scenografo di formazione, Chambas ha puntato inoltre su una personalissima impostazione del décor, che rimanda allo stesso universo dannunziano (sette macchine da scrivere nere, 60 paia di scarpe rosse, l’imperatore vestito da gerarca fascista) e alla lettura più tradizionale e fortemente simbolista del martirio di San Sebastiano come lascia emergere l’ingrandimento di un piede ritagliato dal celebre quadro di Mantegna, che troneggia, a rievocazione di immagini e storie, sul palco.

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