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Cartellone 1991




IL LIBRO “IN SCENE”
Passeggiate nella letteratura italiana e francese
Villa Medici , 17, 18, 19, 21, 22 luglio 1991
Evento
Rassegna stampa

Il "Libro in Scene"
Daniele Del Giudice
Paul Fournel

Colloquio immaginario con la figlia di Molière
L’équipée malaise
L’altra amante
Maîtres et serviteurs
La rovina di Kasch
La glycine
Gnif Gnaf
Echanges de la lumière
ECHANGES DE LA LUMIÈRE DI JACQUES ROUBAUD
di Jacqueline Risset

I primi testi di Jacques Roubaud, poeta e matematico appartenente all’Oulipo di Raymond Queneau (e all’interno dello stesso gruppo, più vicino a Pérec e Calvino) erano sperimentali e lucidi. Consistevano nella rigorosa descrizione della loro stessa organizzazione formale. Ad esempio, Epsilon, del 1967, consisteva in 361 poemi corrispondenti alle 180 pedine bianche e le 181 pedine nere del gioco di “go”, leggibile secondo quattro modalità di lettura, peraltro indicate nella stessa regola del gioco del libro. Trente et un au cube, del 1973, era composto da 31 poemi di 31 versi su 31 piedi ciascuno, regolati dalle costrizioni del tanka e delle haiku giapponesi.
Tutta l’opera di Roubaud, da quegli anni in poi, è in qualche modo sdoppiata e accompagnata da una riflessione sulle costrizioni della forma poetica (ad esempio sui trovatori in La fleur inverse e più recentemente sul sonetto in Soleil du soleil). Il libro Quelque chose noir, stravolgente dialogo con la parola di una donna amata e scomparsa, insieme al romanzo composito intitolato Le grand incendie de Londres, segnano indubbiamente una sorta di ampliamento progressivo quanto imprevedibile [...]. Eppure qualcosa di ricorrente emerge ovunque in questi testi: si tratta della presenza in sottofondo di una pluralità di voci e dell’enigma della loro congiunzione.
Echanges de la lumière, versione contemporanea del dialogo filosofico, incontro notturno sulla definizione della nozione di luce - luce filosofica e scientifica ma altrettanto teologica e poetica - risulta un complesso tessuto di citazioni di varie epoche e provenienze. Anche qui affiora il gioco. Ma con il gioco, portato dal gioco, sorge la folgorante bellezza della parola nel suo stato di pensiero attivo, nel suo sforzo multiplo per catturare il reale che si ritrae: assieme poesia e teatro, nati in qualche modo da loro stessi, sboccio luminoso del movimento umano che tende verso la conoscenza, la cui metafora è la luce.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1991)


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