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Cartellone 1991




IL LIBRO “IN SCENE”
Passeggiate nella letteratura italiana e francese
Villa Medici , 17, 18, 19, 21, 22 luglio 1991
Evento
Rassegna stampa

Il "Libro in Scene"
Daniele Del Giudice
Paul Fournel

Colloquio immaginario con la figlia di Molière
L’équipée malaise
L’altra amante
Maîtres et serviteurs
La rovina di Kasch
La glycine
Gnif Gnaf
Echanges de la lumière
DANIELE DEL GIUDICE
di Martine Van Geertruyden

Nel romanzo Lo stadio di Wimbledon - storia di un’inchiesta condotta dal narratore su un uomo morto in odore di letteratura senza mai avere pubblicato nulla - Italo Calvino aveva immediatamente riconosciuto un «nuovo approccio alla rappresentazione, al racconto, secondo un nuovo sistema di coordinate».
Daniele Del Giudice è affascinato dai rapporti tra persone e oggetti e dalle mutazioni che la tecnica ha portato, secondo lui, nella sensibilità e nell’immaginario. «In un mondo dove tutto è visibile - dichiara l’autore - quello che m’interessa è il confine sul quale si crea un nuovo invisibile, cioè un mistero. Una parte del non-visibile, ciò che si potrebbe chiamare il non-visibile di “grado zero”, è costituito dalle immagini che non vediamo più... perché il nostro sguardo non le trattiene più».
Evocare l’invisibile e i sentimenti prodotti dalla nuova soglia tra visibile e non-visibile, questa è indubbiamente la passione che anima buona parte dei suoi personaggi. Il lavoro di Brahé, il giovane fisico di Atlante occidentale, consiste nel vedere, con l’aiuto di strumenti sofisticati, gli oggetti del futuro nascosti oltre la soglia della materia normalmente percettibile; mentre il suo amico scrittore Epstein ha smesso di scrivere, convinto che gli basta la visione perché la trama subito si formi e si esaurisca.
Barnaba, il protagonista del Museo di Reims, sta perdendo la vista e decide di memorizzare alcuni quadri come ultime immagini. Finisce col ritrovarsi in una posizione privilegiata per afferrare una possibile verità dietro la luce e le cose.
Per quanto riguarda gli eroi di questo racconto militare, Dillon Bay, scritto nel 1985 (quasi una premonizione sul conflitto nel Golfo) la guerra che fanno è diventata invisibile, «senza nemici, né fortezze concrete, una guerra di pure traiettorie, dove il tempo non si misura più in giorni e notti ma in millesimi di secondi, e dove lo spazio si riduce o si piega come nella relatività».

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1991)


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