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Cartellone 1991




IL LIBRO “IN SCENE”
Passeggiate nella letteratura italiana e francese
Villa Medici , 17, 18, 19, 21, 22 luglio 1991
Evento
Rassegna stampa

Il "Libro in Scene"
Daniele Del Giudice
Paul Fournel

Colloquio immaginario con la figlia di Molière
L’équipée malaise
L’altra amante
Maîtres et serviteurs
La rovina di Kasch
La glycine
Gnif Gnaf
Echanges de la lumière
L’ALTRA AMANTE DI ELISABETTA RASY
di Guy Walter

La forte originalità dell’opera di Elisabetta Rasy ha forse due valenze: l’estrema precisione della sua frase, paradossalmente ieratica e melodica, e la crescente importanza che si avverte, da un romanzo all’altro, nella percezione dello spazio. Lungi dall’essere solo il quadro nel quale si trama un intrigo romanzesco e che la descrizione può racchiudere, lo spazio appare come l’attore principale di ogni storia, come la possibilità stessa che possa viversi poi dirsi tra gli uomini. Lo spazio non è solo il luogo in cui si giocano necessariamente le relazioni, il requisito vitale dei corpi. Lo spazio ne costituisce i rapporti. Non c’è psicologia o interiorità attiva se non nell’attualità di una relazione spaziale e ottica tra gli esseri. Tutta la gamma complessa dei sentimentì non è che una questione di disposizione. Un sentimento è uno stato dei luoghi, una distanza tra i corpi, una relazione al movimento, una iscrizione nella luce, un tono di voce, un portamento. Ognuno dei personaggi si definisce dall’insieme di questi parametri. La storia che li unisce ne è la variazione inter-attiva.
Elisabetta Rasy inventa un nuovo tipo di racconto, quello di un orientamento aleatorio quanto necessario tra instabilità e stabilità, in uno spazio dalla geometria variabile. Raccontare una storia significa tentare di disegnare una mappa, fare delle rilevazioni. Lo scrittore è un agrimensore, gli tocca calcolare con il massimo di precisione l’angolo visivo, il punto d’impatto. Il reale è questione di organizzazione.
In L’altra amante, Madame Strohl, suo marito, l’amministratore e Stella disegnano delle figure che il narratore tenta di ricordare, individuando le fragili leggi della loro geometria. Dal movimento all’immobilità, il lettore registra e capisce. Che cosa succede in verità? Una storia si costruisce. I personaggi stanno gli uni con gli altri di sbieco, di fronte, attorno, tra, in .... altrettante modalità perché l’evento venga ricordato o dimenticato.
«Certo - scrive il narratore nel prologo - molti dettagli mi sfuggono - e i dati, si sa, i fatti non sono mai sicuri - non sono che un narratore di seconda mano, un maniaco frequentatore dell’usato. Del resto la ripetizione tende all’essenziale. È necessario sradicare, omettere, direi dimenticare, se già non ci fosse così poco da ricordare. E evidentemente l’impresa è proprio questa, perché man mano che si va avanti nella ripetizione, anche le poche certezze svaniscono e la memoria perde la sua protervia».

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1991)


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