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Cartellone 1989




LATERAL PASS; OPAL LOOP;
ASTRAL CONVERTIBLE
Villa Medici, 4, 5, 6 luglio 1989
Evento
Multimedia
Rassegna stampa

La necessità e l'utopia Coreografia Trisha Brown
Ensemble Trisha Brown Company

LATERAL PASS (1985)
Scenografia Nancy Graves
Musica Peter Zummo (da Six Songs: Sci-fi, Slow Heart, Song VI, Song IV)
Luci Beverly Emmons
Danzatori Trisha Brown, Lance Gries, Nicole Juralewicz, Gregory Lara, Carolyn Lucas, Diane Madden, Lisa Schmidt, Shelley Senter, Will Swanson, David Thomson

ASTRAL CONVERTIBLE (1989)
Scenografia Robert Rauschenberg
Musica Richard Landry
Luci e allestimento tecnico Ken Tabachnik
Danzatori Lance Gries, Nicole Juralewicz, Gregory Lara, Carolyn Lucas, Diane Madden, Lisa Schmidt, Shelley Senter, Will Swanson, David Thomson

OPAL LOOP (1980)
Costumi Judith Shea
Luci Beverly Emmons
Danzatori Trisha Brown, Lance Gries, Carolyn Lucas, Diane Madden

Dopo alcune stagioni di assenza, questo 1989 ha visto tornare a Roma Trisha Brown, con una nuova compagnia e ben tre coreografie, tra cui il recente Astral Convertible. Il lavoro, presentata al Festival in prima europea (1989), è arricchito dalla rinnovata collaborazione con l’artista americano Robert Rauschenberg, uno dei maestri della pop art, che, come già avvenne per Glacial Decay (1979) e Set and Reset (1983), ne ha curato la scenografia: nove torri d’alluminio, collocate sul palco, reagiscono ai movimenti dei danzatori ed alle variazioni della musica grazie alla presenza di numerosi sensori che accendendo e spegnendo diversi fari di luce bianca, ridisegnano continuamente la spazio scenico.
Lateral Pass e Opal Loop, che affiancano Astral Convertible, hanno mostrato in modo esemplare l’evoluzione artistica della coreografa che, negli anni ottanta, è andata sempre più nella direzione di una ancora maggiore precisione del gesto e di una più compatta geometria strutturale; Opal Loop, soprattutto, danzato senza musica d’accompagnamento e da un organico ridotto a soli quattro ballerini, resta una delle vette della creatività della Brown, limpida e articolata al tempo stesso: «Un viaggio sul silenzio a quattro corpi», scrive Leonetta Bentivoglio, «per una sinfonia gestuale che vibra d’invenzione. Una piccola gemma di avarizia e intelligenza» (Trisha a corpo libero, la Repubblica, 6 luglio 1989).

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