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  STAMPA



Cartellone 1994




KYR; ARBOS
Giardino del Museo degli Strumenti Musicali,
4, 5, 6 luglio1994

Evento
Rassegna stampa

Romaeuropa e la danza
Naharin e l’impulso alla sopravvivenza
La musica di Kyr
KYR
Coreografia Ohad Naharin
Musica The Tractor’s Revenge e Ohad Naharin
Disegno luci Bambi
Suono Frankie Lievaart
Interpreti Pim Boonprakov, Sandra Brown, Sonia D’Orleans Juste, Dylan Elmore, Sharon Eyal, Mari Kajiwara, Einat Niv, Zahi Patish, Yuval Pick, David Titchnell, Johan Silverhult, Schlomi Tuizer, Tami Vinig, Hanna Waisman, Yossi Yungmann, Ronit Zlatin, Arnon Zlotnik
The Tractor’s Revenge Avraham Belleli, Ilan Grinberg, Ophir Leibovitch
Creazione originale commissionata nel 1990 dall’Israel Festival di Gerusalemme

ARBOS
Coreografia Ohad Naharin
Musica Arvo Pärt
Disegno luci Bambi
Costumi Rakefet Levy
Interpreti Johan Silverhult, Yossi Yungman, Sonia D’Orleans Juste, Dylan Elmore, Sharon Eyal, Mari Kaijwara, Yuval Pick, Tami Vinig, Arnon Zlotnik
Creazione originale commissionata dalla Sydney Dance Company bel 1989.
Prima Israeliana giugno 1991 nell’ambito della serata dedicata ad Arvo Pärt commissionata dall’Israel Festival di Gerusalemme

Batsheva Dance Company
Direttore Mira Eidels
Direttore artistico Ohad Naharin
Assistente direzione artistica Naomi Bloch Fortis
Direzione prove Mari Kajiwara e Melanie Berson
Maître de ballet Jay Augen
Direttore tecnico Riva Goldberg
Performance director Iris Bovshover
Tour manager Gabi Moshewitz
Elettricista Gadi Glik
Tecnico del suono Frankie Lievaart
Direttore di scena Moti Katsav
Capo sartoria Dalia Lider
Foto Gadi Dagon
Distribuzione internazionale Paula Karelic – Multi Media Ltd.

La Compagnia Batsheva gode del sostegno del Ministero Israeliano della Scienza e delle Arti, dell’America – Israel Cultural Foundation e della Municipalità di Tel-Aviv Jaffa. Batsheva è la Compagnia residente al Suzanne Dellal Center for Dance and Theatre di Neve Tzedek, Tel Aviv. Gli spettacoli della Compagnia Batsheva al Festival Romaeuropa 94 sono stati resi possibili grazie al sostegno del Ministero Israeliano della Scienza e delle Arti e il Ministero degli Affari Esteri.

"Kyr" in ebraico significa “muro”, ed è un muro inteso dal coreografo nella doppia accezione di divisione (fra i popoli) e di sostegno (interiore). La danza non racconta una storia, quanto piuttosto la violenza e lo smarrimento che nasce dalla Storia, ed il muro presente sul palcoscenico, più che rappresentare l’ostacolo materiale, allude invece all’inquietudine del popolo di Israele ed a quel muro interiore, di sostegno, necessario per far fronte alle minacce esterne. La danza evoca questi moti interiori secondo un andamento ritmico che si muove fra momenti di energia quasi feroce (nei quali i danzatori costruiscono l’immagine di un mondo violento e caotico) e momenti di grande equilibrio (nei quali la tensione sembra dileguarsi e l’anima trovare pace). In entrambi i casi, la coreografia ha la sua anima nella musica, creata da Naharin insieme al The Tractor’s Revenge (che la esegue anche dal vivo sulla scena). Lo spettacolo si chiude sulle note ed i versi di Ehàd Mi Jodea’ (Io so), una canzone della Pasqua ebraica in cui l’ignoto autore enuncia, in forma di domanda e risposta, aiutando la memoria con i numeri da uno a tredici, le nozioni fondamentali per gli Ebrei (dall’Unita di Dio ai suoi tredici attributi); i danzatori, seduti in semicerchio, seguendo la struttura cadenzata del testo, eseguono una successione di movimenti, ogni volta ripetuta con l’aggiunta di un’altra, e trasformano così la canzone, da filastrocca destinata ai bambini, in un frenetico movimento di spoliazione.
La seconda coreografia, Arbos, è un lavoro ambientato in una terra lontana dove la realtà ed il tempo hanno perso le caratteristiche familiari. In questa terra compaiono immaginari personaggi latori di storie fantastiche. La coreografia nasce sulla musica di Arvo Pärt che suggerisce a Naharin l’atmosfera dal sapore asiatico, intrisa di astratta religiosità in cui armonia e bellezza si fondono e dove il movimento, intrinsecamente legato a chi lo esegue, diventa unico e personale. «Dio ha toccato Arvo Pärt. Il suo lavoro è eterno», dice Naharin, «non limitato ad alcuno stile o ad un luogo particolare. Trovo nella sua musica la bellezza e l’ordine, la quiete e il respiro».


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