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Cartellone 1999




LE JARDIN IO IO ITO ITO
Teatro Olimpico, dal 13 al 18 novembre 1999
Evento
Rassegna stampa


Montalvo su Le Jardin...
Battisti su Le Jardin...

Rassegna stampa

«A monte c’era però un pensiero serioso. La sfida lanciata da José Montalvo ad ogni genere di xenofobia. Eppoi l’idea di fondo… aggirare ballando le trappole dell’uniformità creativa. Il che comportava comunque il pericolo di una frantumazione. […] Mai vista prima d’ora una interpretazione tanto esatta dello spirito musicale settecentesco. Vivaldi velocissimo come le “gag” di Charlot. E poi le prodezze di Sabine Novel tra arie di canto, volée e gargarismi (bottiglietta d’acqua alla mano) sulle note della Rosina. E Merlin Nyakan, del Camerun. Testa e capelli usati a mo’ di trottola. E Benlemqawanssa, del Marocco. Fischiatore virtuoso (altrochè usignolo). E la svenevole Erica appassionata di flamenco. E la frenetica bambolina nera Clarisse Doukpe, le gambette a molla».
(Mya Tannenbaum, Struzzi a testa umana invitano a ballare tigri dalle gambe sexy, Corriere della Sera, 16 novembre 1999)

«José Montalvo è autore che non manca di risorse e sa come non deludere il suo pubblico, ma questo suo giardino non è che una riproposizione, in chiave “colta” e politicamente corretta, del vecchio spettacolo di varietà. Senza il fascino dell’antico e senza ulteriori novità. Tutti i diversi linguaggi utilizzati […] sono svuotati d’ogni identità e frullati in un macinino che li rende tutti uguali, strumenti per la glorificazione delle strabilianti qualità del singolo individuo. Più che affratellarci sulla base della comune sostanza coreo-dinamica delle nostre diverse identità culturali questo modo di procedere non fa che omologarci sulla base di un fittizio minimo comune denominatore che si riduce alla capacità di stupire».
(Donatella Bertozzi, “Le jardin io io ito ito”, il divertimento è in ballo, Il Messaggero, 16 novembre 1999)

«Il tutto scorre, in una sorta di immenso videoclip, tra ritmi galoppanti e concitazioni musicali […] contro fondali dai colori estremi, turchini scioccanti, candori che abbagliano. Paradisi di luminarie esplicitamente artificiali sopra i quali danzano, come sorprese impossibili, proiezioni di creature di zoologia fantastica, ribaldamente pronte ad interagire con i ballerini in scena come personaggi veri. Un intero bestiario magico popolato da donne-centauro e maschi-struzzo, cani issati su gambe di ballerine sulle punte e palpitanti femmine-pesce, satiri goduriosamente satireschi, dunque animati da mille cattive intenzioni, e collage dada capaci di miscelare corpi di uomini, volatili, rettili, felini… Pezzi smontati e rimescolati per un giardino di delizie cosmopolita e fumettone. Follie alla Bosch filtrate da un festoso marameo. È questa la serietà del gioco di Montalvo».
(Leonetta Bentivoglio, Com’è seria la danza che gioca con se stessa, la Repubblica, 17 novembre 1999)

«A Montalvo, insomma, sfugge la materia di mano, tutti vanno un po’ per conto loro, dialogano, sì, ma senza approfondire il discorso, così che l’impressione generale è di un branco di simpatici pazzi che vaga per il palcoscenico senza sapere bene perché. Non che manchino le idee, anzi il messaggio di sorprendere con un’arte che sa integrare le differenze con un sorriso è probabilmente una filosofia che può salvare il mondo e che non annoia nessuno».
(Rossella Battisti, Pazze danze nel “Jardin” di Montalvo, l’Unità, 17 novembre 1999)

«Nel panorama della danza d’autore del nostro tempo c’è un coreografo controcorrente che fortunatamente pensa che il destino della danza sia quello di divertire il pubblico. Invece di tanti suoi coetanei, piuttosto dediti a generare noia in cangianti alambicchi, lui riesce a dispensare grappoli di mutevoli immagini tra il surreale e il bestiario medioevale, con strani e straordinari innesti tra uomini e animali. […] In Le jardin io io ito ito, Montalvo ridisegna una umanità multicolore tra il Clownesco (ma fortunatamente senza orpelli né biacca) ed il surreale, con immagini proiettate sul fondo che sembrano magicamente inter-agire con i danzatori dal vivo sul palcoscenico in una sincronia quasi perfetta».
(L.T., All’Olimpico l’umanità surreale e multicolore di José Montalvo, Il Tempo, 15 novembre 1999)


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