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Cartellone 1999




LE JARDIN IO IO ITO ITO
Teatro Olimpico, dal 13 al 18 novembre 1999
Evento
Rassegna stampa


Montalvo su Le Jardin...
Battisti su Le Jardin...

LE JARDIN IO IO ITO ITO
di Rossella Battisti

Se vi è capitato di entrare nel Paradis di José Montalvo (fuggevolmente presentato nella scorsa edizione del Romaeuropa Festival), vi sarà difficile sfuggire alle tentazioni del nuovo spettacolo dell'estroso coreografo francese, Le jardin io io ito ito. Una specie di piccolo eden per intenditori, dove si balla, si scherza, si ride e si sogna. Montalvo (ri)scopre - e se ne sentiva fortemente il bisogno - la danza come sinonimo di gioia di vivere e di felice sbalestramento di ogni coordinata fissa. Il suo è il regno delle prospettive capovolte, di una danza in cerca di contaminazioni e matrimoni meglio se impuri. Diventando così il luogo dove rispecchiare con prepotente vitalità il mosaico di una società contemporanea sempre più cangiante e meticcia. Gli spettacoli di Montalvo sono contagiosi, travolgenti, in grado di attirare pubblici di ogni gusto ed età. In passato ha persino vinto la sfida di far ballare un'intera città e forse non è un caso che a rompere gli steccati di certa coreografia contemporanea, irrigidita nei suoi credi estetici, sia stato proprio lui, cresciuto architetto e affiliato alla danza grazie alla complicità sottile e costante di Dominique Hervieu, da sempre sua assistente. Manipolare dimensioni è stato materia scolastica, giocare a confonderle prerogativa di conseguenza e a Montalvo riesce con agile disinvoltura fare quel passo in più che trasporta la danza in quello spazio elettronico come lo intendeva MacLuhan. Uno spazio elastico, dilatabile a piacere grazie all'illusione delle immagini video innestate al millimetro sulla trama coreografica, senza un davanti e un dietro, un sotto e un sopra, dove si balla in coppia o in alternativa al proprio replicante, un territorio di confine tra l'isola che non c'è e il paese dei non compleanni, dove può succedere di tutto a patto che resti sempre gioco. È la dimensione dada della fantasia l'unica a interessare davvero Montalvo, che lascia liberi i suoi danzatori di esprimersi nel linguaggio che preferiscono. Un magma di danze che crea inaspettate sintassi coreografiche, tra la straripante energia dell'hip hop a tu per tu con l'algida eleganza della classica, mentre il flamenco si lancia in battibecchi, anzi battitacchi con il tap metropolitano. Ma non è un semplice zapping coreografico tra passi remoti e riverberi del presente, si ricerca anche l'emozione fuggevole di sensazioni smarrite nella memoria. Le jardin io io ito ito (curioso titolo che strizza l'occhio a Max Ernst) spigola nei ricordi delle feste, inquadra gli attimi fuggenti di un bacio rubato, ritaglia per sé (e per gli spettatori) quei momenti luminosi che capitano anche nella giornata più buia e li esalta sulla scena come tanti fiori colorati. È il profumo di stagioni che pensavamo tramontate, un mondo di diversi che si riconoscono, il suono dell'allegria, quando l'amore viene e la vita diventa una canzone.
Chiamatelo utopico, ebbramente onirico, sull'orlo di una clamorosa ingenuità, ma quando il “giardino” di Montalvo aprirà i cancelli, non perdetevi il vostro attimo di paradiso.

(in Catalogo Romaeuropa festival 1999)


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