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Cartellone 1998




IN ZWISCHEN RÄUMEN; BRIEF LETTERS
Teatro Vascello, 28, 29 novembre 1998
Evento
Multimedia

In zwischen räumen e Brief letters IN ZWISCHEN RÄUMEN (1995)
Concezione, coreografia e danza Anna Huber
Disegno luci Thilo Reuther
Musica Wolfgang Bley-Borkowski
Costumi Inge Zisk
Direttori tecnici Jochen Massar, Andreas Greiner
Organizzazione Ellen Kraft
Con il sostegno di Theater am Halleschen Ufer, Berlin / Tanzfabrik, Berlin / Pro Helvetia, Zürich / Tanzewerkstatt, Berlin / Podewil, Berlin.

BRIEF LETTERS (1996)
Concezione, coreografia e danza Anna Huber
Disegno
luci Thilo Reuther
Musica Sebastian Hilken
Costumi Inge Zisk
Direttori tecnici Jochen Massar, Andreas Greiner
Organizzazione Ellen Kraft



Con il sostegno di Senatsverwaltung für Wissenschaft, Forschung und Kultur, Berlin / Pro Helvetia, Zürich / Fonds darstellende Küste E. V. Essen / Hebbel Theater, Berlin / Theater am Halleschen Ufer, Berlin / Tanzfabrik, Berlin / Tanzewerkstatt, Berlin / Podewil, Berlin / Klapstuk, Leuven.

La serata prevede la presentazione di due creazioni di Hanna Huber, In zwischen räumen e Brief letters, due assoli capaci di dare pienamente voce alla filosofia di questa singolare danzatrice e coreografa: vivere la danza come un linguaggio da reinventare e da mettere in discussione ogni volta.
Mentre in In zwischen räumen, la coreografia è dominata da una chiarezza geometrica e da una vera e propria esaltazione dei rapporti tra corpo e spazio, spazio e luce, luce e corpo in una forsennata indagine-dialogo allo specchio che pone di fronte le due identità chiuse nello stesso corpo, in Brief letters è la problematica stessa dell’espressione ad essere esemplificata attraverso un bizzarro e calligrafico linguaggio del corpo che lascia emergere e traspirare il conflitto sempre presente nella comunicazione fra gli individui: il movimento tenta un dialogo con la musica, continuamente frustrato dall’assioma di una impossibile comunicazione. Anche quando l’armonia sembra raggiunta, in realtà è la solitudine a dominare.
Le creazione della Huber alimentate da una perfetta e profonda padronanza dei movimenti, da una disciplina che rende il corpo permeabile ai moti interiori e perfetto veicolo d’espressione, non si fermano al gioco plastico o al disegno di un’impalcatura esteticamente affascinante, ma narrano la vita interiore, raccontano delle paure proprie di ciascun individuo: «Qualche volta decidiamo di reprimere noi stessi, ma allo stesso tempo soffriamo per questa scelta», dice la Huber.

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