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Cartellone 1999




ÉPOPÉE POUR JAMAIS OU
LE PARADIS PERDU
Accademia di Francia, 3, 4 luglio 1999
Evento
Rassegna stampa

Epifania d’una utopia
Una prefazione
Coreografia Joel Borges
Compagnia Ixkizit Compagnie Joel Borges
Interpreti Tamar Shelef, Anne Mousselet, Liz Young, Roger Nilsson, Marc Oriol
Scenografia Stéphane Marcault e Claire-Jeanne Jézéquel
Luci Jacques Chatelet
Musica Jean-Marc Simonnet
Creazione immagine Annie Luciani
Costumi Philippe Binot

Prima italiana

La carriera di Joel Borges come danzatore e coreografo è cominciata per caso, mentre studiava ingegneria, grazie ad un incontro importante e suggestivo: ma quella passione per l’urbanistica - e quindi per la relazione fra molte espressioni artistiche che si fondono poi in una unica costruzione e forma organica - restata costante nel corso degli anni, ha alimentato la sua idea di danza. Gli spettacoli di Borges, nati dalla stretta collaborazione con artisti provenienti da ambiti diversi, sono delle vere e proprie architetture - e non solo nel senso plastico - che propongono un viaggio, letteralmente, allo spettatore, ma anche al danzatore che si trova ad interagire ed a vivere negli ambienti più variegati. Épopée pour jamais ou le Paradis perdu, lo spettacolo di questa sera, nasce proprio da questo principio. Ispirato dai giardini di Villa Medici e dalla città di Roma, Borges ha creato, su una partitura originale di Jean-Marc Simonnet, uno spettacolo itinerante dove ballerini, luoghi, video installazioni, e sculture si fondono in un paesaggio irreale al di fuori di ogni tempo. In Paradis, Borges evoca lo scontro tra ordine e caos, l’anelito verso un Paradiso ormai perduto e l’aggressività continua della civiltà moderna sulla natura umana: i danzatori si muovono ora con leggerezza, ora con grande asperità, le cadute, continue ed improvvise, riflettono l’impossibile corsa verso il Paradiso, in uno scenario di lindore e fragilità di forme - dato da membrane scenografiche trasparenti e fragili -, mentre l’unico istante di reale quiete è raggiunto nell’immersione in una cupola-bolla trasparente, simbolo del grembo materno.
Borges è un maestro nel creare luoghi sottratti al tempo ed allo spazio quotidiano, dove la memoria del presente (e del futuro) cerca altre ed inedite forme di espressione, fuori da un’ordinaria omologazione - e forse è per questo che i suoi danzatori “nudi”, lì nello spazio, non destano imbarazzo e non provocano, ma si lasciano guardare senza suscitare istintivi desideri.

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