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Cartellone 2004



BR.#04 BRUXELLES/BRUSSEL - IV EPISODIO DELLA TRAGEDIA ENDOGONIDIA
Auditorium Parco Della Musica,
Sala Settecento, dal 16 al 19 novembre 2004
Regia, scene, luci e costumi Romeo Castellucci
Composizione drammatica, sonora e vocale Chiara Guidi
Musica originale Scott Gibbons
Traiettorie e scritture Claudia Castellucci

Con Sonia Beltran Napoles, Claudio Borghi, Ivo Bucciarelli, Claudia Castellucci, Sebastiano Castellucci, Luca Nava, Sergio Scarlatella
Sistemi statici e dinamici Stephan Duve
Tecnico macchinista Salvo Di Martina
Luci Fabio Sajiz, Luciano Trebbi
Interpretazione e realizzazione dei costumi Gabriella Battistini
Organizzazione Gilda Biasini, Cosetta Nicolini
Amministrazione Elisa Bruno, Michela Medri
Consulenza e progettazione Massimiliano Coli, Thomas Consulting Group

Produzione Socìetas Raffaello Sanzio-Cesena, Romaeuropa Festival, Festival d’Avignon, Hebbel Theater-Berlin, KunstenFESTIVALdesarts-Bruxelles/Brussel, Bergen International Festival, Odéon-Théâtre de l’Europe con il Festival d’Automne-Paris, Le Maillon-Théâtre de Strasbourg, LIFT (London International Festival of Theatre), Théâtre des Bernardines con il Théâtre du Gymnase-Marseille.
In collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione-Modena e Musica per Roma
Con il supporto del programma Cultura 2000 dell’Unione Europea CLT2002/A2/IT-2055 Anno 2002
In co-realizzazione con Musica per Roma Fondazione

La Tragedia Endogonidia, della Socìetas Raffaello Sanzio, è un sistema drammatico in crescita. Ogni stadio della sua trasformazione è chiamato “Episodio” ed è collegato a una città da cui prende il nome: una relazione non sempre palese o immediata, spesso nascosta e forse per questo maggiormente evocativa.
Il termine “Endogonidia” rimanda a quegli esseri viventi semplici che hanno al proprio interno la compresenza di gonadi sia maschili sia femminili: ciò permette loro di riprodursi senza fine, secondo un principio di immortalità. “Tragedia”, al contrario, presuppone la fine dell’eroe. Romeo Castellucci definisce la tragedia «l’arte dell’anonimia: anonima perché contiene il ‘noi’ della comunità che essa ha la capacità di formare istantaneamente attorno alla sua figura». Le figure che vivono sulla scena non si rifanno ad alcun mito riconoscibile; non emergono biografie, ma piuttosto istanze biologiche, temi biopolitici. In tutti gli Episodi affiorano figure e concetti ricorrenti: la deriva verso altri mondi e verso il futuro, l’anonimia, la maschera, l’alfabeto, la legge, il bersaglio, la cronaca nera, la violenza, la città.
In questo percorso, dunque, BR. #04 - episodio realizzato per il Kunsten Festival des Arts di Bruxelles (2003) - è un affondo immediato in un tema vasto, sfuggente, affascinante: il Tempo. Tema che il gruppo ha voluto affrontare tra i primi, investigandone soprattutto i riflessi “relativi” sull’esistenza umana. Proprio all’Uomo guarda BR. #04, ma non considerato astrattamente, anzi nella sua fragilità, nella sua caducità: uomo incarnato nell’età biologica, quasi vittima del tempo che pure cerca di manipolare. I corpi sono visti nella loro evoluzione, come esseri viventi ed in cammino, che si confrontano con le mutazioni e le decomposizioni, in una dialettica serrata con la Legge e con il Linguaggio: dal bambino che apprende le regole dell’alfabeto al vecchio che si veste di abiti che determinano identità diverse.
BR. #04 considera la vita umana nella sua dimensione di durata, interrogando soprattutto l’enigma del suo inizio, della sua nascita al mondo, della sua iniziazione al linguaggio e del suo essere inghiottita dalla voragine del tempo.
Nell’elaborazione di Romeo Castellucci, con la composizione drammatica e sonora di Chiara Guidi, sulle musiche originali di Scott Gibbons - che tessono una partitura capace di intrecciare elementi rumoristici a sonorità evocative - sono in scena sette attori, tra cui Claudia Castellucci, protagonisti di una tragedia che si elabora nel suo compiersi: la parabola della vita, la vulnerabilità corporea, il gioco dei ruoli sociali, l’apprendimento del linguaggio fino all’afasia e il voyerismo di fronte alla sofferenza.
Nel finale scorrono finti titoli di coda sul sipario che si ripetono come il ciclo dell’esistenza.

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