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EARLY WORKS  
TRISHA BROWN DANCE COMPANY
18/19/22 ottobre MAXXI

Icona della danza statunitense, acclamata a livello mondiale, Trisha Brown sarà protagonista di due appuntamenti, al Maxxi e al Teatro Olimpico, articolati attraverso le sue più importanti coreografie in modo di ricomporre anche in senso cronologico un ritratto a tutto tondo di un'artista che ha profondamente segnato la scena contemporanea.
Il primo appuntamento è al Maxxi, e non è la prima volta che il Museo nazionale delle arti del XXI secolo apre alla danza: in questo caso però il luogo si rivela perfetto per ospitare gli "Early Works", e non solo perché Brown oltreché coreografa e regista è anche una riconosciuta artista visiva. Il programma è infatti una selezione dei più significativi tra i suoi primi lavori, creati nel momento in cui lei fondava la sua compagnia nel 1970, non appena uscita da quella fucina di talenti che è stata il Judson Dance Theater.
Un'epoca di ricerca e sperimentazione, interpretata da Brown con creatività e fantasia esplorando la sua città adottiva, New York, e trasformandone all'impronta in scenografie per i suoi lavori strade, edifici, tetti, gallerie, scuole, magazzini. Si tratta, insomma, di coreografie create non univocamente per uno spazio teatrale e che da ambienti non convenzionali per la danza traggono energie e risonanze nuove.
Nel programma spiccano alcune prime italiane come "Leaning Duets", "Leaning Duets II" -sperimentazioni sull'equilibrio e il disequilibrio che troveranno poi applicazione nel suo teatro successivo-, e "Scallops". Tutti lavori dove riluce una soffusa ironia, che è uno dei tratti tipici della coreografa, comune anche al brillantissimo "Spanish Dance", che usa come colonna sonora la canzone "Early Morning Rain" nell'interpretazione di Bob Dylan, e ad "Accumulation", la musica stavolta è "Uncle John's Band" dei Greateful Dead, e considerata un'opera manifesto dell'estetica di Brown. "Sticks" e "Figure 8", infine, con le loro architetture ritmiche -al tempo stesso formali e concettuali - sono coreografie ideali per i luoghi d'arte come i musei o le gallerie.
Si tratta di lavori, molti dei quali rivisitati e aggiornati, ma che risalgono agli anni 1970 - 1974, un periodo glorioso e rivoluzionario per la postmodern dance che ha visto Brown protagonista, un momento per la coreografa di gettare le basi anche per il lavoro successivo e più personale, che troverà spazio nella seconda serata a lei dedicata.


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