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Cartellone 2000




ALLEMAAL INDIAAN - SIAMO TUTTI INDIANI
Teatro Argentina, dal 5 all’8 ottobre 2000 Regia Arne Sierens & Alain Platel
Ensemble Les Ballets C. de la B., Victoria
Scenografia Karina Lambert
Assistente alla regia Nathalie Landrieu
Realizzazione della scenografia Twin Design
Costumi Lieve Pynoo
Fotografia Kurt Van der Elst
Luci Harry Cole
Tecnica Piet Depoortere, Marc Lambert
Coordinamento scenografia Maxime Lowie

Interpreti Thomas Allegaert, Hakim Boulyou, Frederik Debrock, Simon Dhanens, Marie Gyselbrecht, Johan Heldenbergh, Margot Neyskens, Natasha Nicora, Lies Pauwels, Arend Pinoy, Clara Van den Broeck, Jelle Vandersteene, Lotte Vandersteene, Hanne Vandersteene, Vanessa Van Durme, Sara Van Kerschaever, Arend Verbrugghe

Produzione Victoria & Les Ballet C. de la B.
Produzione esecutiva Victoria
Post produzione Les Ballet C. de la B.
Direzione di produzione Pat de Wit
Inquadramento dei giovani Hilde Gythiel
Tour management Ilse Joliet
Coordinamento internazionale Lieven Thyrion
Co-produzione Romaeuropa Festival (Italia), Holland Festival Amsterdam (Paesi Bassi), Théâtre de la Ville Paris (Francia), Salzburger Festspiele (Austria), Internationales Sommertheater Festival Hamburg (Germania), Aarthus Festival (Danimarca), Göteborg Dans & Teater Festival (Svezia), Teatre Nacional de Catalunya Barcelona (Spagna), Theaterfestival Boulevard’s Hertogenbosch (Paesi Bassi), Festival Theaterformen Braunschweig / Hannover (Germania). Con il sostegno di Ministere van de Vlaamse Gemeenschap, Provincie Oost-Vlaanderen, Stad Gent, Nazionale Loterij, Stadsmarketingfonds Stad Gent

Su un vicolo si affacciano due case, a due piani, con scale e finestre attraverso le quali si osserva la vita quotidiana degli abitanti: da un lato un pompiere, con due figli e la sorella divorziata, dall’altro Tosca con quattro figli, di cui uno, con problemi psicomotori, indossa sempre il copricapo indiano con le piume colorate. La scena si popola di altri personaggi: Kosovo, una immigrata, Cri-cri, una cameriera depressa, e Joeri, un bambino cieco (e l’interprete lo è davvero). Tra loro si stabiliscono rapporti tesi, aggressioni verbali e fisiche ma anche solidarietà: su tutto regna una aspirazione comune alla fuga dalla claustrofobica “riserva” in cui sembra trasformarsi la periferia belga.
Il coreografo Alain Platel, - ma in realtà ogni definizione è insufficiente a definire la strordinaria ed umana visione di questo artista, fondatore de Les Ballets C. de la B., una delle più significative realtà europee per linguaggio, ricerca ed ideologia-, con un linguaggio crudo e senza alcun moralismo, crea per Allemann Indian (Siamo tutti indiani) una struttura drammaturgica che contiene, si articola e segue molte traiettorie, tante quante sono gli interpreti, per ricomporsi in una cruda e sensibile visione finale, scandita dalle parole dello scrittore-regista Arne Sierens. «Affrontiamo storie crudeli», dice Platel, «molto dure, e per questo ripeto è importante con tutti, grandi e piccoli, creare un clima di fiducia. Nessuno deve sentirsi a disagio, chi improvvisa fa parte del gioco del teatro, segue un sentimento di urgenza che può anche infastidire. Perchè poi le nostre sono anche storie banali, molto semplici, che appartengono a volte al personale degli attori ma che possono riguardare chiunque. Non mettiamo in scena re, regine o l'alta borghesia, spesso chi lavora insieme a noi vive in periferia... È qui che ho imparato che un eroe è chi è in grado di vivere la propria vita».

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