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Cartellone 1989



AGON; AS TIME GOES BY; RULES OF THE GAME; IN THE MIDDLE, SOMEWHAT ELEVATED
Villa Medici, 10, 11, 12 luglio 1989
Evento
Rassegna stampa

Agon
As Time Goes By
Rules of the Game
In the Middle, Somewhat Elevated
Rassegna stampa

«Tonificante serata l’altra sera a Villa Medici per il Festival Romaeuropa, complici le suggestioni del luogo, il fascino del giardino illuminato, la bellezza del palazzo a ridosso dei ballerini, ma sostanzialmente per l’esibizione dei danzatori dell’Opéra di Parigi in un programma molto ben congegnato. Da Balanchine a Forsythe, come dire l’alfa e l’omega del balletto moderno, un arco tracciato nello spazio a convincerci di molte cose. Nell’assistere alla riproposta di Agon (1957) e poi ai balletti di quelli che si possono considerare i nipotini e gli eredi di Balanchine: Twyla Tharp e William Forsythe, si può capire la dimensione del genio di Balanchine che sessant’anni fa (Apollo) poi trentadue anni fa (Agon, per l’appunto) anticipò quelli che sarebbero stati i grandi eventi del balletto moderno, “concertante” o, comunque, astratto. [...]
Con danzatori di eccellente preparazione e soprattutto di solida base classico-accademica, i due coreografi [la Tharp e Forsythe] si trovano a loro agio nel sovrapporre alla base un vertice fatto di sorprendenti sviluppi di danza contemporanea. Una danza che ha l’occhio costante all’acrobatico, a certe inflessioni che fanno molto Broadway (nella Tharp di As Time Goes By e di Rules of the Game), il balletto concertante perde con lei la compostezza sovrannaturale di Balanchine per avvicinarsi più a noi umanizzando la concezione coreografica. [...]
Più forte di lei Forsythe edifica con In the Middle, Somewhat Elevated il suo ultimo capolavoro creato apposta sulla misura dei ballerini dell’Opéra. Su una musica ossessiva, nevrastenica (di Tom Willems), manipolata al computer, questo balletto è percorso da un’emozione profonda senza cedimenti. Abbiamo riconosciuto, fra gli altri interpreti, la tecnica perfetta, la classe di Jean Guizerix, ben tornato anche lui, di Manuel Légris e di nuove forze giovanili».
(Alberto Testa, Balanchine e nipoti, la Repubblica, 12 luglio 1989)

«Le innumerevoli citazioni, quasi letterali, della Tharp e di Forsythe, proprio dal Balanchine di Agon rivelano chiaramente, per l’uso spregiudicato e originale che entrambi fanno di quel materiale, sia il mutare delle influenze – la danza commerciale e d’intrattenimento della Tharp, l’Europa labaniana per Forsythe – che il trascorrere degli anni. Agon è una sorta di “Eden” coreografico dove tutto ancora si raccoglie in una serena ricomposizione di armonie e disarmonie che sembrano farne un intramontabile classico del nostro tempo, intangibile nella propria geniale modernità, ma l’opera di Forsythe lo data inesorabilmente a un periodo della storia, la prima metà del nostro secolo, in cui recondite armonie potevano ancora fiorire sul terreno della coreografia contemporanea».
(Donatella Bertozzi, Gran finale con l’Opéra di Parigi, Il Messaggero, 13 luglio 1989)

«Troppo spesso si è affermato che la danza classica è repertorio da museo, un linguaggio morto, incapace di svilupparsi in senso moderno. Lo spettacolo presentato a Villa Medici dall’Opéra di Parigi smentisce tale assunto, dimostrando che la strada del balletto classico è ancora aperta verso attuali e inesplorati percorsi, sterminati orizzonti capaci di offrire forti e moderne emozioni.
Il programma presentato dall’Opéra ha infatti un taglio decisamente contemporaneo. Moderno è il presentare, non étoile di fama internazionale, ma una compagnia di giovani e perfetti danzatori, tutti primi ballerini. Moderno è inoltre il programma, interamente incentrato su coreografie astratte e formali di stampo neoclassico, che scorrono tra Balanchine, Twyla Tharp e William Forsythe, in un significativo ed efficace excursus nella danza classica del nostro secolo».
(Francesca Bernabini, Così moderni, così neoclassici, Corriere della Sera, 12 luglio 1989)

«Una serata abbagliante quella proposta da Villa Medici con il Balletto dell’Opéra di Parigi, un’occasione irripetibile e assai rara nella nostra capitale di potersi lustrare gli occhi con arabesques purissimi, pirouettes vorticose e una programmazione accurata dei brani presentati. Non c’è nulla di casuale, infatti, o di improvvisato in questa splendida compagnia che sfoggia una tecnica ferrea e una disinvoltura fresca nel passare dallo stile classico e rarefatto di Balanchine alle sperimentazione più convulse di Forsythe. Del resto, la linea ideale che collega le tre firme delle coreografie in programma (George Balanchine, Twyla Tharp e Billy Forsythe) è proprio l’impostazione classica, sia sublimata e rigidamente geometrica come la pensa Balanchine, sia riscoperta e liberamente rifluita nell’ispirazione della Tharp, sia destrutturata e rivisitata dalle invenzioni di Forsythe. E se lo stravinskiano Agon impegna i danzatori in uno sforzo, a tratti visibile, per riportare tutta la classica purezza desiderata da Balanchine, l’interpretazione si fa più convinta e fluida nelle coreografie degli autori più moderni».
(Rossella Battisti, Profili in rosso antico, l’Unità, 12 luglio 1989)

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